Un arresto cardiaco in volo tra Londra e Los Angeles. È morta così Carrie Fischer, la principessa Leila di Star Wars. I decessi in volo non sono per fortuna così frequenti se si considera il numero dei viaggiatori: tre miliardi solo l’anno scorso. Su voli a breve raggio, ma anche su intercontinentali da più di dieci ore di durata. L’arresto cardiaco non è un evento frequente, solo lo 0,3 % di tutti i malanni a bordo, ma, quando capita, nell’86% dei casi il passeggero muore. Il personale di bordo dovrebbe essere addestrato per la rianimazione cardiopolmonare, ma non tutte le compagnie hanno il defibrillatore. E in genere si conta sulla presenza di un medico a bordo.

Dobbiamo partire dall’addestramento del personale di bordo. Almeno due membri dell’equipaggio devono conoscere la BLS, basin life suppoort, la rianimazione cardiopolmonare. Oltre che sapere utilizzare il defibrillatore dotato di elettrocardiogramma. Ma non solo.

Nel mondo ci sono mille morti l’anno in volo e molti di loro possono essere salvati. Bisogna però dotare gli aerei di farmaci di emergenza, come l’adrenalina, o di maschere laringee, che sostituiscono l’intubazione tracheale che deve essere effettuata da personale medico, e che permettono la ventilazione. O ancora il pulsossimetro, che costa qualche decina di euro, e permette, attraverso i capillari di un dito o dell’orecchio, di stimare la percentuale di ossigeno nel sangue. E anche di una pistola che permette di iniettare un farmaco per via intraossea, quando non si ha a disposizione la via venosa. Importante anche la comunicazione ai passeggeri prima del decollo.

Ovviamente tutto questo ha un costo, sia per dotare ogni aereo della strumentazione richiesta sia per addestrare con regolarità almeno due membri di ogni equipaggio. La formazione è fondamentale soprattutto nel caso di personale non sanitario.

Tratto da RSalute de La Repubblica del 6.6.17

Amici del Cuore