Uno studio inglese dell’Aston Medical School di Birmingham indica che tra coloro che hanno subito un attacco di cuore, chi è in coppia ha il 14 % in più di probabilità di sopravvivere rispetto ai single che hanno vissuto il medesimo evento. Non solo, la ricerca, unica per estensione del campione in analisi, segnala per la prima volta anche come il matrimonio è in grado di allungare la vita ai pazienti affetti dai tre maggiori fattori di rischio per le malattie cardiache: colesterolo elevato, diabete e pressione alta, responsabili insieme di più dell’80% degli infarti. Ebbene, secondo i risultati i pazienti sposati con elevati livelli di colesterolo hanno potuto contare su un 16% più di probabilità rispetto ai singoli di essere vivi alla fine dello studio. I pazienti diabetici sul 14% in più e coloro che avevano la pressione alta sul 10% in più.

 “Matrimonio significa avere un coniuge a casa che dà sostegno emotivo e fisico a diversi livelli, che vanno dall’incoraggiare il paziente verso stili di vita più sani, aiutandolo a fare fronte alla sua condizione, al rispettare le cure – spiega Paul Carter, primo autore, in una nota rilasciata dalla ESC – . I nostri risultati suggeriscono che il matrimonio rappresenta la possibilità di essere supportati nel tenere sotto controllo i fattori di rischio per le malattie cardiache e, in ultima analisi, per sopravvivere convivendoci”. “La natura di un rapporto è importante – ha aggiunto Carter – e ci sono molte prove che stress e eventi stressanti della vita, come il divorzio, sono associati a malattie cardiache. Abbiamo scoperto che i pazienti divorziati con pressione alta o con un attacco cardiaco precedente avevano tassi di sopravvivenza inferiori rispetto ai pazienti coniugati con la stessa condizione”.

“Gli attacchi cardiaci sono eventi devastanti – ha detto Rahul Potluri, anche lui autore dello studio e fondatore dell’unità ACALM – È importante che i pazienti ricevano il supporto necessario per farvi fronte, da un coniuge, da un amico, da una famiglia o da chiunque scelgano di coinvolgere nella loro cura. I medici hanno bisogno di curare i pazienti in maniera olistica così come dovrebbero incoraggiare la frequentazione di gruppi di sostegno e corsi di riabilitazione”.

“I nostri risultati – ha aggiunto Potluri – sono ancora più interessanti per i pazienti con fattori di rischio cardiovascolari in quanto queste persone convivono con condizioni che aumentano il rischio di un attacco di cuore senza sperimentare sintomi. È importante che i pazienti con questi fattori di rischio pericolosi, ma evitabili, seguano le indicazioni dei loro medici per quanto riguarda lo stile di vita e i farmaci per limitare rischio, e le reti di soccorso sociale sono essenziali per farlo. Questo studio – ha concluso lo scienziato – conferma l’importanza dei fattori psicosociali per coloro che soffrono di malattie cardiovascolari”.

Tratto da R.it Ricerca del 5.9.17 – Tina Simoniello

Care Amiche, Cari Amici,

dopo aver letto questo articolo dovremmo essere orgogliosi di poter disporre, speriamo per lungo tempo ancora, del Servizio di Riabilitazione Cardiologica “Cardioaction” che da circa quindici anni provvede con professionalità al nostro benessere.

Un ringraziamento doveroso va rivolto al Dott. Bortolo Martini – Direttore dell’U.O.C. di Cardiologia – per avere avviato il programma Euroaction  e al team multidisciplinare che opera quotidianamente a nostro favore.

Adriano Pastore

Amici del Cuore