L’anagrafe ufficializza che i suoi anni sono sessantaquattro. Un uomo, per questo mi permetto di divulgare la sua età. Se si trattasse di una donna sarebbe utile astenersi dal sottolineare, si sa, il sesso femminile non gradisce. Sessantaquattro anni potrebbero essere molti, potrebbero essere anche pochi, dipende dal punto di vista. Però sto parlando di numeri ufficiali, gli anni nella vita si contano in altro modo. Lui, e sto parlando di Vincenzo, è morto praticamente all’età di cinquantatre anni, poi è rinato. Rinascere vuol dire venire al mondo una seconda volta. Comprendere il senso di questa parola è fondamentale per poter entrare nel contesto che sto per raccontare. Vincenzo, a dicembre del 2006 era praticamente morto. Il suo cuore non riusciva più a fare il proprio lavoro, la sua vita era ormai una candela consumata. Pochi giorni o un piccolo alito di vento e si sarebbe definitivamente spenta. Vincenzo era in lista di attesa per essere sottoposto a un trapianto di cuore, ma ormai non c’era più tempo. Era ricoverato a Padova, l’ospedale dove per la prima volta in Italia, nel 1985, fu eseguito un trapianto di cuore. Lui stava morendo e non solo fisicamente, la vita non era più importante per lui, troppo faticosa, troppo difficile, troppo nemica. Il cuore che ora pulsa nel suo petto  arrivò allora proprio quando ogni speranza stava svanendo. Lui accettò di essere sottoposto al trapianto più per rassegnazione e sfinimento che per fiducia e desiderio. Era il cuore di un giovane, morto improvvisamente in un incidente stradale nei pressi di Milano. Questo donatore sconosciuto, la legge non consente di divulgare l’identità, lo chiameremo Angelo, perché di vero angelo si tratta. Già il giorno successivo al trapianto per Vincenzo era cominciata una vita nuova. Nonostante le difficoltà da superare, la riabilitazione, le crisi di rigetto, le crisi esistenziali (aveva la sensazione di aver rubato la vita ad un giovane e si sentiva colpevole per questo), i controlli, i farmaci, per lui era l’alba di una rinascita e un nuovo percorso di vita gli si prospettava davanti. Adesso è un uomo di dieci anni, con l’entusiasmo di un fanciullo,  la forza di un ventenne e la saggezza di un sessantenne. In questi dieci anni ha dato il massimo di sé, vivendo i suoi giorni come mai prima. Ha percorso il Cammino di Santiago (880 km), il cammino de la Plata (oltre mille km), ha partecipato a quattro giochi europei per trapiantati di cuore e polmoni: Svezia, Olanda, Lituania e Finlandia, vincendo in ogni occasione più di una medaglia fra oro e argento in discipline diverse, è andato in bicicletta fino in Calabria al suo paese natale, ha ripreso a percorrere i sentieri di montagna, anche impegnativi. Un fiume in piena che sente il bisogno di ringraziare la vita ritrovata manifestando il suo entusiasmo. A parere dei medici, questo traguardo dei dieci anni non risulta più eccezionale come poteva essere in passato. Non spetta a me contestare questa convinzione e certamente asserire questo fa pensare alle grandi conquiste ottenute nella cardiochirurgia e sono risultati lodevoli, gratificanti e positivi. Però mi permetto di esprimere un parere personale e perciò mi sento di dire che sì, il traguardo può essere anche catalogato come “normale”, ma una vita che ricomincia portando con sé un entusiasmo e una forza di volontà incontenibili è sempre da considerare eccezionale. Questa energia, quest’esplosione di vitalità, questa gioia ritrovata e un apprezzamento verso la vita tanto marcato vanno oltre alle statistiche e meritano una valutazione più umana. Vincenzo ha voluto festeggiare degnamente questo traguardo e ancora una volta lo ha fatto a modo suo. Non con un semplice brindisi e una torta per l’occasione, come si usa comunemente fare, bensì regalandosi un viaggio avventuroso in Australia. Non è stato solo un viaggio di diletto, uno degli scopi principali consisteva nel divulgare al mondo l’importanza della donazione di organi e far vedere di concreto cosa la ricerca, la scienza, la medicina e la cardiochirurgia siano riusciti a raggiungere. Come fare tutto ciò in modo migliore se non raccontando la propria esperienza? Lo ha fatto tramite una radio che in Australia trasmette in italiano per i numerosi connazionali che vi risiedono e che seguono con interesse gli accadimenti del loro paese d’origine. Argomenti i più svariati, che hanno lo scopo di evidenziare anche le positività del loro paese che magari sono stati costretti a lasciare per motivi negativi. Durante l’intervista Vincenzo ha raccontato la sua storia senza mai piangersi addosso, senza mai evidenziare le difficoltà bensì dando importanza al risultato e sottolineando con determinazione la sua nuova gioia di vivere. Un teenager coi capelli bianchi e con un cuore che batte forte, come sa pulsare il cuore di un bambino. Grazie Vincenzo per aver condiviso le tue emozioni con noi e con molta gente anche dall’altra parte del mondo, il tuo buon esempio ci sarà di stimolo per vedere anche il quotidiano con occhi più colorati!    

Gisella