Adriano-Pastore
Care Amiche, Cari Amici,

la mission associativa prevede – articolo 3 dello Statuto – la diffusione della cultura della prevenzione primaria e secondaria. Per concretizzare tale impegno l’Associazione svolge un’attività variegata sulla quale venite appropriatamente informati sia attraverso le pagine de L’Informacuore che attraverso il sito web.
La vera piaga dei nostri giorni, in quanto detiene il primato assoluto, è la patologia cardiocircolatoria. Ben il 12,40% della popolazione italiana è colpita da questa patologia con conseguenti decessi pari a 250.000 persone.
L’aumento dei fattori di rischio dovuto a motivazioni sociali, economiche e culturali oltre all’invecchiamento della popolazione producono i numeri che ho appena esposto anche se, in questi ultimi anni, molto è stato fatto.
La patologia inizia con fasce di età sempre più basse, causa i nuovi fattori di rischio che si aggiungono a quelli già noti, e determina una più scadente qualità della vita e, di conseguenza, una spesa sanitaria in costante aumento.
La soluzione sta nella “diffusione della cultura della prevenzione” o, come dicevano saggiamente i nostri nonni “è meglio prevenire che curare” come la nostra Associazione cerca di fare seppur con la limitatezza dei mezzi a disposizione.

Nella tarda primavera un importante settimanale nazionale pubblicizzava per la prima volta il concetto che gli anglosassoni chiamano “patient empowerment”.
Il patient empowerment è un processo di sviluppo personale per cui il paziente acquisisce conoscenza, capacità e consapevolezza che gli consentono di autodeterminarsi in relazione alla propria salute.
Il patient empowermen è stato definito come il potere del paziente di rovesciare la gerarchia alla base del binomio “medico-paziente” in cui il paziente valorizza la propria posizione.
I pazienti da destinatari passivi della comunicazione medica dovrebbero diventare parte attiva nelle varie fasi del percorso terapeutico in quanto hanno un crescente bisogno di acquisire maggiore capacità di controllo sulle proprie condizioni di salute: il malato deve diventare protagonista della sua malattia.
In buona sostanza: i pazienti devono prendere potere con umiltà!
L’obiettivo è quello di fornire a chi è portatore di una patologia degli strumenti per poter contare di più soprattutto in maniera consapevole; la medicina inoltre deve dare risposte alle persone mettendole al centro delle decisioni. Questa consapevolezza del paziente si può ottenere con un rapporto virtuoso con il medico. Per acquisire tale potere i pazienti devono esercitarsi soprattutto con gli psicologi come, ad esempio, possono già fare nel Servizio di Riabilitazione Cardiologica denominato “CardioAction”.

Il progetto “La mia salute in tasca”, che l’Associazione ha avviato e continua a realizzare con la chiavetta USB, rappresenta la possibilità di avere tutte le informazioni sulle proprie patologie a portata di mano.
In tal modo più sappiamo più possiamo partecipare alle decisioni che vengono prese su di noi!

Questo importante concetto, citato come assoluta novità nazionale, è stato sviluppato dalla nostra ULSS mediante un lavoro di squadra che ha coinvolto, a partire dal febbraio dello scorso anno, strutture professionali dell’ULSS medesima e alcune Associazioni tra cui la nostra. Il lavoro è praticamente concluso e ci aspettiamo venga diffuso in profondità nelle strutture sanitarie con l’auspicio che i nostri Associati acquisiscano e applichino questi concetti nei rapporti con i medici del territorio e ospedalieri.

Adriano Pastore