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Care Amiche, Cari Amici,

lo scorso 21 marzo si è tenuta presso l’Auditorium di Marano la consueta Assemblea Ordinaria degli Associati.

Su questo argomento e sulla presenza dell’ospite – dott. Loris Salvador – troverete più avanti un illuminante brano di Gisella.

In questo Editoriale vi voglio invece proporre due spunti di riflessione:

il primo di carattere generale ed il secondo di carattere locale.

Si sta profilando all’orizzonte l’arrivo di una tempesta nel settore della sanità i cui risvolti in termini sociali ed economici potrebbero essere pesanti. Aumento dell’età media, delle patologie e dei bisogni a fronte di una diminuzione delle risorse umane e finanziarie. Le avvisaglie di questa tempesta ci sono e individuarle in anticipo è fondamentale per evitare danni non riparabili. La sostenibilità del sistema sanitario è a rischio causa l’invecchiamento della popolazione: sembra che il 37% degli europei avrà più di 60 anni entro il 2050. Il sistema sanitario pensato per le patologie acute non potrà, molto probabilmente, far fronte a questo se non mediante una profonda trasformazione con un’azione comune dei cittadini, dei professionisti e dei politici. Sarà necessario passare quindi dalle cure per patologie acute a quelle per le malattie croniche spostando il peso dagli ospedali alle cure integrate sul territorio.

È necessario quindi investire nella prevenzione aumentando la consapevolezza, la responsabilità dei cittadini e rivedendo l’erogazione dell’assistenza sanitaria.

Non sarà facile né rapido ma è necessario iniziare da subito!

Per quanto riguarda il secondo spunto di riflessione segnalo ancora una volta che il territorio della nostra ULSS presenta, come conclamato dallo Studio LEOGRA, un rischio di ammalarsi di cuore quasi doppio rispetto ad altri territori del Veneto.

Già questo giustificherebbe un investimento maggiore laddove maggiori sono i rischi. Purtroppo così non è: la Cardiologia permane frantumata in piani diversi del nuovo Ospedale Alto Vicentino e ubicata in location separate.

Il cardiopatico è per definizione un paziente instabile, come scritto ripetutamente, e quindi bisognoso di attenzioni particolari.

Errori di programmazione, organizzativi e gestionali perpetrati in Veneto, anche se con gradi di responsabilità diversi, sono destinati prima o poi a cadere sulle spalle dei cittadini. Pensiamo solo al tempo sprecato dai medici negli spostamenti che devono passare da un piano all’altro.

Molto si è fatto per la riduzione dei posti letto e dei posti di lavoro negli ospedali per acuti con il risultato che i pronto soccorso sono presi d’assalto, con reparti in perenne tensione e quindi servizi peggiorati.

Anche la Sanità Veneta ha subito i tagli previsti dalla Legge di Stabilità ma in Sanità, inoltre, non crescere equivale a tagliare perché gli standard sono in continuo miglioramento e i costi di farmaci, cure e strumentazione continuano a crescere.

Le liste d’attesa continuano ad esserci, come segnalato nell’ultima Assemblea degli Associati, e in provincia di Vicenza un paziente su tre, tra quelli a cui il medico di famiglia prescrive una visita specialistica, si rivolge alle visite a pagamento perché le attese sono troppo lunghe.

In questi ultimi tempi si sta chiedendo da più parti alla Regione di dare un segnale riducendo il numero delle ULSS. Il Veneto è la Regione che ne ha di più in assoluto: 22 contro le 11 e 12 dell’Emilia Romagna e Toscana: due regioni spesso prese a modello per efficienza sanitaria.

Non sempre è facile semplificare un territorio intensamente abitato e complesso come il Veneto però, imporre sacrifici ai cittadini senza farlo nelle stanze dei bottoni è una cosa molto lontana dal senso di giustizia e difficile da gestire nel prossimo futuro!

Adriano Pastore