Adriano-Pastore-foto

Care Amiche, Cari Amici,

vi chiedo la cortesia di leggere fino in fondo l’Editoriale del mese perché riguarda il presente ed il futuro di tutti noi cardiopatici.

Nel maggio scorso un quotidiano locale ha ribadito che in Italia le malattie cardiovascolari sono la principale causa di mortalità ed ha dedicato all’argomento ben due pagine intere, citando dotte esperienze internazionali, e come sempre succede  dimenticando esperienze scientificamente ineccepibili provenienti dalle nostre aree, quali lo Studio LEOGRA condotto nella nostra ULSS dall’Università di Padova.

Unitamente a questa “notizia” ha pubblicizzato la  prossima costituzione della “Casa della Riabilitazione”  presso l’ex ospedale di Lonigo – località quasi ai margini della provincia di Vicenza. Presso detta  “Casa” andrebbero canalizzati tutti i pazienti della provincia che necessitano di riabilitazione ortopedica, neurologica, cardiopolmonare e cardiologica.

Questa non è una notizia rivoluzionaria in sé in quanto, da anni, esistono dei piccoli poli riabilitativi Cardiologici in quasi tutte le ULSS, anche se quelli ufficialmente riconosciuti sono l’eccezione (Motta di Livenza, Cortina d’Ampezzo ed Asiago, aggregato alla Medicina).

In questi piccoli poli a stretto contatto con le cardiologie del luogo, i pazienti vengono appropriatamente gestiti sia nella prima fase convalescenziale, sia nella successiva fase ambulatoriale. Non è la stessa cosa riabilitare un paziente con protesi d’anca ed uno con recente intervento cardiochirurgico. La riabilitazione Cardiologica è una gestione globale di un paziente non stabile e probabilmente il termine riabilitazione che viene usato è del tutto improprio in quanto è un percorso prevalentemente sanitario e non fisioterapico.  Diverse sono le problematiche e le necessità assistenziali di questi pazienti che non eccezionalmente possono incorrere in  arresto cardiaco o altre gravi situazioni cliniche che possono essere letali se non gestite in un ambiente ospedaliero sicuro.

Voler accentrare in un’unica sede, logisticamente poco felice, ed a potenziale rischio clinico per i pazienti cardiopatici, vuol dire cancellare 15  anni di esperienza clinica ed organizzativa che nella nostra ULSS è stata portata avanti da un lavoro prezioso e di alto contenuto professionale chiamato all’inizio Euro Action ed ora CardioAction. Detto Servizio si è conquistato la gratitudine ed il rispetto dei pazienti che sono ricorsi alle cure specialistiche come ampiamente riconosciuto dai medesimi e dalle Direzioni Generali dell’ULSS 4 Alto Vicentino che si sono succedute nel tempo, senza contare il risparmio annuo superiore ai 600.000 euro per mancati pagamenti fuori regione (dati di bilancio ULSS 2012).

Questo è stato reso possibile per una corretta applicazione di un modello assistenziale prevalentemente ambulatoriale e derivato dall’esperienza EuroAction, che attualmente è il modello approvato come migliore dalla Società Europea di Cardiologia. Questo stesso modello è applicato (a loro dire in modo ancora embrionale) anche in Svezia (che ha partecipato assieme all’ULSS 4 allo studio EuroAction)  nella sede Universitaria che è stata recentemente visitata e presa ad esempio per copiare la futura riabilitazione a Lonigo. Forse non sarebbe stata inopportuna una visita alla nostra struttura, sempre disponibile a diffondere la propria esperienza, e con un costo sicuramente inferiore.

Alla nostra ULSS sono stati chiesti negli ultimi anni sacrifici in termini di posti letto e di personale ponendoci ai primi due posti come ULSS “virtuosa”, secondo i dati regionali, mentre per altre ULSS così non è!

Per premiare la Comunità dell’Alto Vicentino dei notevoli sacrifici compiuti, anche in termini finanziari, e dell’impegno profuso non sembra una buona idea, anche se non è detto esplicitamente da nessuno, voler sopprimere CardioAction.

Care Amiche, Cari Amici,

Qualora l’esperienza di Cardio Action dovesse finire verrebbe dispersa la professionalità e l’esperienza maturata in questi anni, senza contare gli oneri e i disagi aggiuntivi a carico ovviamente dei pazienti e dei loro familiari.

Siamo fiduciosi e certi che l’Amministrazione e le Autorità Regionali, pur nel rispetto di strategie globali che a loro competono, sapranno garantire la permanenza nell’ULSS 4 di una struttura che è sempre stata un fiore all’occhiello della Sanità Locale, Regionale e nazionale, con il sostegno dei pazienti, del Personale Sanitario e delle Associazioni di Volontariato.

Come al solito lascio ai lettori trarre le debite conclusioni!

Adriano Pastore