La gita d’autunno, lo scorso 29 settembre, è stata prodiga di belle sorprese. Puntuali i 102 iscritti, la pioggia dei giorni precedenti non è riuscita a frenare l’entusiasmo di alcuno. Molti volti nuovi fra i Soci e tanta voglia di conoscersi a vicenda. Mentre il Presidente  informa i presenti sulle attività appena svolte dall’Associazione e sui programmi per il prossimo futuro, i km  corrono sotto le ruote del grande pullman. Alle 10.30 già siamo ad Aquileia. La città trasuda storia da ogni pietra; attraversiamo il Foro, il Mausoleo e la zona degli scavi. Guardiamo ammirati numerosi reperti storici mentre Laura, la nostra guida,  racconta di città viva, di porto fluviale, di 100.000 abitanti all’epoca. Ora il canale è ricoperto di muschio, l’acqua è pochissima, quasi ferma, lunghe file di cipressi ormai maturi mostrano i molti rami secchi, quasi come una sofferenza. Nostalgia di un passato dorato ormai finito? Stanchezza per i troppi anni trascorsi o per gli eccessivi cambiamenti costretti a subire nel tempo? Il fiume si è ritirato – “Co se deventa veci se ritira tuto” – sento bisbigliare da dietro. Giuseppe fa il suo commento sorridendo. Mi rincuora l’immagine di alcuni salici piangenti che con le loro fronde accarezzano dolcemente quel che rimane dello sfarzo e la potenza passata. Nella zona cuore degli scavi, 20 pini marittimi sono di vedetta, spettatori o difensori della storia che cambia. Ed ecco i primi mosaici, all’esterno. Uno si intitola “Asarotos oikos”, (pavimento non spazzato). Evidenzia vari avanzi di cibo lasciati a terra dopo una probabile abbuffata. Sorrido pensando che a casa mia l’“asarotos oikos” non viene considerato  altrettanto interessante. Forse dovrò pazientare qualche millennio per poter essere rivalutata artisticamente…  I mosaici della Basilica sono affascinanti e molto ben conservati, i colori sono accesi.  Rappresentano figure tratte da flora e fauna, nessuna immagine di Santi. In questo modo la Chiesa intende sottolineare  l’accoglienza verso tutte le religioni e conseguentemente verso  tutti coloro che la frequentano o la visitano.  Penso al lavoro certosino degli artisti; comporre tessere così minute e ricavarne magnificenza da tramandare ai posteri è lodevole! Mi viene spontaneo paragonare i mosaici alla nostra Associazione. Ogni Socio è una piccola tessera e insieme diventa un gruppo importante che fornisce ad ognuno la forza e il desiderio di combattere e affrontare un problema comune. Dopo tanta arte, è bene accetta una parentesi per il pranzo. In realtà, ampia parentesi, considerando che si è rimasti al ristorante per quasi tre ore! Ottimo il menu, piacevole la compagnia. Nel ristorante, al piano primo, c’è un angolo dedicato ai ricordi. Non più reperti millenari ma più semplicemente attrezzi dei nostri nonni o bisnonni. Agricoli prevalentemente, ma anche casalinghi, da boscaiolo, da tessitura, da sarta. Dopo il pranzo ecco  arrivare, a sorpresa,  le chicche  della giornata. La prima a Gris, nella  chiesetta di Sant’Andrea; quasi insignificante all’esterno, si rivela  un vero gioiello, preziosissimo, appena si entra. La Cappella Sistina del Friuli, viene denominata, e la definizione non è eccessiva. Affrescata completamente, da autori minori, la conservazione è ammirevole. Gli affreschi erano considerati allora una Bibbia per immagini per tutti coloro che non sapevano leggere. Dalla Creazione, alla storia di Noè, all’ultima cena, un susseguirsi di immagini che non tralasciano nulla. Unico degrado fra tanta bellezza è causato dall’apertura di una porta d’ingresso più ampia,  che ha danneggiato notevolmente alcuni affreschi. Tanto sconosciuta ai più quanto incantevole! La seconda chicca l’assaporiamo a Valvasone e sempre in una chiesa. Qui abbiamo  l’onore di ammirare un organo di arte veneziana del 1532. Unico esemplare  di quell’epoca, ancora funzionante, esistente in Italia. L’organo, chiuso da portelle in legno dipinto ad olio e incorniciato con legno dorato, mostra poi tutta la bellezza una volta aperte le portelle. L’apertura fortunatamente non è stata meccanizzata ma viene fatta  rigorosamente a mano usando tutta la delicatezza che richiede un’opera d’arte. Mario, l’organista venuto apposta per noi, ci  delizia con la musica, sottolineando la particolarità del suono. Dapprima una ballabile rinascimentale, poi un Gloria, arricchito da un timbro di flauto, novità assoluta all’epoca, e per concludere una toccata. Non la celeberrima di Bach bensì opera di un compositore padovano, molto meno noto ma altrettanto bravo. Grazie alle note uscite da questo splendido organo restaurato di recente, tutti ci siamo diretti verso casa con la gioia nel cuore.
Se durante il percorso di andata era prevalsa  un’atmosfera di serietà e compostezza, al ritorno vince il rilassamento e ci  lasciamo andare alle facezie. Qualche barzelletta, alcune poesie, inframmezzate dal suono dell’armonica a bocca, suonata da Aldo. Appena prima di scendere, conclusione in bellezza arricchita dalle note della marcia trionfale dell’Aida! Ricaricati nel corpo e nello spirito siamo pronti a ritrovarci per un’altra gita a primavera con la speranza di  ammirare altre bellezze, fare nuove conoscenze, incontrare vecchi amici, apprendere e sorridere insieme!

Gisella Paolin