Tutti i giornali hanno ripreso la seguente triste notizia che sintetizziamo:
““giovedì 15 novembre  un uomo di 49 anni è salito sul Frecciarossa delle 16.37 diretto da Torino a Roma E’ salito all’ultimo momento sul treno in partenza, e pochi minuti dopo, superata la stazione di Torino Porta Susa, ha iniziato a sentirsi male in preda a un arresto cardiaco. Per l’uomo sono stati inutili i tentativi di soccorso dei medici a bordo, quaranta minuti più tardi è deceduto sull’ambulanza che lo aspettava alla stazione successiva di Rho Fiera. Il fatto ha suscitato le proteste dei viaggiatori, che per quaranta minuti hanno assistito impotenti all’agonia del passeggero: nella valigetta di primo soccorso solo cerotti e disinfettante, ma non un apparecchio defibrillatore – il regolamento non prevede tale dotazione – che forse avrebbe potuto salvare l’uomo in extremis””.
Solo se il defibrillatore semiautomatica (DAE) è già sul posto si possono moltiplicare le speranze di salvare il paziente. Si tratta di utilizzare una manciata di minuti prima che inizino danni cerebrali gravissimi. Il Frecciarossa costerà qualche milione di euro ma apparentemente non ci sono risorse per dotarlo di un  defibrillatore: non si tratta di risorse ma di cultura!
Lo stesso vale per tante Amministrazioni Comunali che in nome delle “tradizioni” e, pur in mezzo a ristrettezze di natura finanziaria, non esitano a sostenere feste e sagre di dubbia utilità sociale.
A tale riguardo segnalo, per chi ancora non lo sapesse, che la nostra Associazione organizza attività fisica in palestra gestita dalla fisioterapista e assistita da un’infermiera. Ogni palestra è dotata, sin dal primo giorno dell’attività, del defibrillatore e il personale che ho citato è abilitato al suo utilizzo.

Adriano Pastore