“Ora torno a casa. Sono sempre stato bene e penso di essere attento alla mia salute. Certo, c’è qualche strappo alla regola ogni tanto, e poi il lavoromi costringe spesso a mangiare in fretta e non come vorrei, qualche volta salto il pranzo perché non c’è tempo, ma alla sera mi rilasso e così posso concedermi qualche caloria in più; mi piace andare in bici: quando ho il fine settimana libero (abbastanza raramente) faccio lunghi percorsi con gli amici; fatico a stare nel gruppo, ma alla fine mi sento bene e penso di aver fatto un bel po’ di movimento.  La pressione è sempre stata buona, un paio d’anni fa ho preso per un po’ una pastiglia al giorno per la pressione, poi l’ho sospesa perché i valori sono tornati a posto e quindi non ho più il fastidio di controllarmela. Una settimana fa, seduto sul divano davanti alla televisione, mi sono sentito improvvisamente strano, debole, ed ho avvertito come un peso sul torace. I miei hanno insistito per accompagnarmi subito in Pronto Soccorso. Già, si trattava proprio di un infarto, piccolo, senza complicazioni, ma pur sempre un infarto. Mi hanno fatto la coronarografia e mi hanno riaperto una coronaria chiusa: è andato tutto bene e le altre coronarie sono sane.

Ora, come dicevo, torno a casa. Ho un po’ di farmaci da prendere e qualche dubbio su cosa fare. Mi sto chiedendo come mai, se faccio una vita sana, mi è capitata questa malattia”.

Riporto questa storia perché è comune: molti dei pazienti che vengono seguiti nel nostro Servizio di Riabilitazione vi si possono, almeno in parte, riconoscere.  Ma c’è un’altra, ancor più valida ragione, ed è che dà modo di capire quale sia l’importanza di avere una continuità punto di riferimento specialistico dopo essere stati dimessi dall’Ospedale”.  Spesso, durante il ricovero,  viene eseguita un’ angioplastica per ottenere la riapertura di coronarie ostruite. Altre volte, quando la malattia coronarica è più diffusa e complicata, si deve ricorrere al cardiochirurgo, che farà affluire il sangue al di là dell’ostruzione facendolo arrivare direttamente dall’aorta tramite by-pass, cioè con un ponte che supera l’ostacolo.

Era il 2003 quando nella nostra ULSS è iniziata l’attività di prevenzione e riabilitazione cardiovascolare. Tutto è iniziato con l’adesione da parte della Cardiologia di Thiene ad uno studio multicentrico europeovolto a sperimentare un nuovo modello di intervento per seguire i pazienti a cui era stata trovata una malattia delle coronarie. I risultati furono positivi sia nella correzione degli stili di vita che nel controllo dei fattori di rischio. I punti di forza del nuovo modello furono identificati nell’organizzazione del lavoro in team interdisciplinari che comprendevano la figura dell’infermiere come punto di riferimento, affiancato da dietista, fisioterapista e psicologo, ognuno con uno specifico campo di intervento, ma in stretta collaborazione fra loro e con supervisione di un cardiologo. In secondo luogo, l’attività era rivolta non solo al paziente cardiopatico, ma anche al partner o a un familiare, così da assicurare un importante appoggio al cambiamento dello stile di vita.

Conclusi i tre anni dello studio, il modello è stato adottato dalla nostra ULSS con la denominazione di ”CardioAction”, anche con il sostegno della Fondazione CariVerona, ed è stato progressivamente potenziato sul piano riabilitativo prevedendo, oltre all’attività ambulatoriale,  l’attivazione di posti letto  di riabilitazione post-intervento cardio-chirurgico.

Il programma si articola in tre fasi: la prima fase è degenziale, si svolge a Santorso, e consiste nella riabilitazione dei pazienti che vengono trasferiti da una CardioChirurgia dopo intervento di by-pass o sulle valvole cardiache: si tratta in questa fase di tornare alle attività quotidiane seguendo in particolare un programma di educazione motoria  generale e respiratoria con guida fisioterapica. La seconda fase è ambulatoriale e si svolge nell’ex Ospedale di Thiene: si rivolge ai pazienti dimessi dopo la prima fase, quindi trattati chirurgicamente, ma anche ai pazienti che sono stati dimessi dopo un ricovero per un attacco cardiaco,  trattato, nella maggioranza dei casi, con angioplastica. Come evidenziato nel caso raccontato all’inizio di questo articolo, l’informazione su ciò cheè successo ed i consigli su come evitare che l’episodio si ripeta sono importanti per il paziente, così come è importante avere precise indicazioni su come cambiare le proprie abitudini alimentari, come smettere di fumare, che tipo di attività fisica praticare, come assumere i farmaci, a quali sintomi dare peso, come gestire le proprie emozioni. Tutta questa attività educativa viene svolta dal team di CardioAction e prevede sedute educative tenute da infermiere specializzato, dietista, fisioterapista e psicologo.A tutti questi pazienti viene calcolato il rischio cardiovascolare e prescritto l’esercizio adeguato dopo valutazione con test del cammino od al cicloergometro.  Questa fase dura due mesi; a sei e dodici mesi i pazienti ed i familiari vengono richiamati per controllo clinico cardiologico, dei dati antropometrici, degli esami ematochimici e per una verifica da parte del team dei risultati ottenuti nella riduzione dei fattori di rischio.

Vi è infine una terza fase, di pari importanza alle prime due,  che consiste nel prolungamento dell’attività fisica impostata durante il periodo riabilitativo in palestre esterne. Questa terza fase è stata resa possibile dall’encomiabile impegno dell’Associazione “Amici del Cuore Alto Vicentino” con modalità descritte in dettaglio in questo bollettino.

Un’ultima osservazione: nelle abitudini del paziente che all’inizio di questo articolo si chiedeva come mai, pur avendo un corretto stile di vita, si era trovato ad essere ricoverato per un infarto,  c’è sicuramente qualcosa da correggere. Sapreste dire cosa?