Quando “el paròn de casa” comanda bene è possibile fare grandi cose. Vincenzo non è nuovo a proporre e a stupire, di lui abbiamo già raccontato la sua storia di trapiantato di cuore, la sua vittoria alle Olimpiadi in Svezia, il percorso lungo il cammino di Santiago de Compostela e oggi una nuova straordinaria avventura. Quel cuore nuovo che pulsa nel suo petto lo incita a vivere intensamente; lui lo fa anche per il suo donatore che lo accompagna in ogni momento del giorno e della notte, il ricordo delle sofferenze passate sono sprone per apprezzare la vita in tutte le sue sfaccettature riuscendo a godere anche della fatica, dell’impegno, caricando le pile con un’enorme dose d’entusiasmo che fa vedere il mondo attorno a noi come in realtà è: bellissimo, affascinante e sempre nuovo.
Insieme a tre amici, con addosso lo stesso suo entusiasmo, è partito per le strade d’Italia, da nord verso sud, in bicicletta. Parafrasando Gino Paoli si potrebbe cantare: “eravamo quattro amici in bici, che volevano scoprire il mondo…”. Biciclette dotate di borse e borsoni dove mettere tutto il necessario per la sopravvivenza durante i giorni di viaggio; solo l’utile e l’indispensabile, nessun fronzolo o peso ingombrante ad intralciare; un percorso studiato e valutato, ma non fiscale né obbligato, i km da fare venivano stabiliti in base alla  forza o alla stanchezza. Il 5 maggio, Giuseppe, Giuseppe, Giuseppe (non è un errore di battuta, ma solo una curiosa omonimia)  e Vincenzo sono partiti da Schio; destinazione finale, Filadelfia. No… tranquilli, non quella Filadelfia negli Stati Uniti come state pensando in questo momento, bensì una località della Calabria, in provincia di Vibo Valentia; paese che Vincenzo fu costretto a lasciare  molti anni fa per intraprendere la vita d’emigrante e dove ora, con ritrovato entusiasmo,  aveva voglia di ritornare per respirare a pieni polmoni e a pieno cuore l’aria della sua culla. Pedalando lungo la Penisola, hanno vissuto magici momenti di commozione facendo il pieno di carburante grazie alle  molte dimostrazioni d’affetto, osservando lo  stupore negli occhi di chi incontravano e leggendone la  meraviglia e l’ammirazione non appena si scopriva la sua storia di trapiantato. Come l’acqua che scorre nel fiume, le loro ruote scivolavano lisce attraversando pianure, colline, Appennini, coste, lungomare, salite, discese… Spettacoli paesaggistici che regalavano immagini di primavera sempre diverse, scorrevano davanti ai  loro occhi penetrando poi nel cuore, “el vero paròn” che sa scatenare i giusti sentimenti di gioia e di emozione. Ad ogni tappa nuovi incontri, nuovi amici e sempre tante cose da raccontare; chiacchiere, cibo, usi, costumi e sorrisi e la fatica veniva naturalmente sopraffatta dalla soddisfazione; il mondo sa ancora regalare amicizia, strette di mano e pacche sulle spalle. Poi, la sera del 14 maggio, erano passati solo 10 giorni, sono  arrivati a destinazione. L’enorme gioia che scaturiva dal cuore li avrebbe incitati a proseguire ancora ma  Vincenzo aveva una gran voglia di andare  a salutare amici e parenti. Nessuno sapeva nulla di quel  suo progetto audace, lui aveva serbato nel suo giovane cuore un segreto da svelare solo alla fine e per tutti  davvero sorpresa fu. Immaginabile l’accoglienza ricevuta, forse questa meriterebbe un racconto a parte ma lasciamo libero sfogo alla fantasia dei lettori, noi limitiamoci a complimentarci con Vincenzo e i suoi amici Giuseppe(i) per aver saputo donare a molti un grande esempio di coraggio, determinazione e forza di volontà e per essere sempre pronti ad impegnarsi per combattere e   vincere anche ciò che spesso appare invincibile agli occhi dei più. Questi  quattro amici erano in realtà cinque, con loro ha condiviso emozioni e gioie anche quell’Angelo di donatore che sta dimostrando un’immensa voglia di pulsare a pieno ritmo spandendo nell’aria  una verve contagiosa e tutta da apprezzare.

Gisella Paolin

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