Ho una bella storia da raccontare, una storia che sa d’entusiasmo, di gioia di vivere, di determinazione, di ringraziamento, di ricerca dell’ani-ma, di soddisfazione. Vincenzo è un nostro Socio, la sua esperienza è già stata raccontata dalle pagine del nostro notiziario. Per chi non avesse avuto la possibilità di leggerla, ricordo brevemente che lui è un trapiantato di cuore, una persona che ha visto la morte in faccia e che ha ripreso a vivere grazie alla donazione d’organi da parte di un giovane deceduto a causa di un incidente. Dopo il trapianto lui ha amato la vita ancor più di prima. Aveva promesso a sé stesso che, appena riacquistate le forze, sarebbe andato a fare il cammino verso Santiago de Compostela, in Galizia, nel nord ovest della Spagna. Il 16 maggio scorso, Vincenzo è partito, con il suo zaino di nove kg in spalla e con nel cuore mille kg divisi fra entusiasmo, convinzione e determinazione. Ma quel peso racchiuso nel petto non era affatto ingombrante anzi, era leggero come piuma al vento; sono i cuori vuoti ad essere davvero pesanti. È partito da solo, con in testa il desiderio e il bisogno di meditare, pregare, ringraziare per aver ritrovato la vita, per mettersi alla prova, pronto e determinato ad affrontare il lungo cammino con la sola compagnia dei suoi pensieri. Lui però solo non è mai stato. Durante il percorso ha incontrato nuovi amici di tutte le nazionalità e ognuno aveva una propria storia da raccontare. Si trattava prevalentemente di persone provate, in un modo o nell’altro, da vicissitudini e difficoltà importanti affrontate nella vita; persone che sentivano la necessità di dimostrare riconoscenza a Chi li aveva aiutati a proseguire. Quella “solitudine” si è ben presto trasformata in amicizia, colloquio, confidenze, regalando e ricevendo forti abbracci. Commovente l’incontro con una coppia spagnola che faceva il cammino in omaggio al proprio figlio morto 8 anni prima per un’emorragia cerebrale. A seguito del tragico evento, avevano donato tutti gli organi che era possibile donare e grazie a questo gesto, sette persone avevano ritrovato la vita. Vincenzo in quel momento ha sentito battere forte il cuore, con vigore ancor maggiore del solito, come se quel loro figlio fosse entrato nel suo petto e stesse tra-smettendo segnali di vita sia a lui che ai suoi genitori. Inevitabile un abbraccio, che, senza bisogno di parole, sapeva raccontare con il respiro dell’anima tutto ciò che la voce non sa esprimere. Vincenzo ha naturalmente incontrato anche difficoltà. Già al secondo giorno di cammino ha dovuto combattere con un intenso dolore al ginocchio, ma non si è arreso. Grazie a degli antidolorifici e soprattutto alla sua grande buona volontà, ha deciso di proseguire a una media di 27 km giornalieri, raggiungendo anche punte di 40. Così, passo dopo passo, è riuscito a coprire una distanza di 800 km. Vincenzo in quell’occasione è stato un cittadino del mondo, non era di Schio, né italiano, né europeo, lui viveva in questa terra, che è la terra di tutti noi e che, nonostante ci presenti a volte delle difficili prove da superare, si fa amare grazie al sole che ci regala, alla pioggia, agli alberi, ai fiori o per la commozione, per gli abbracci, per l’amicizia, per un sorriso che ci fa incontrare lungo il per-corso della nostra vita. A metà del suo cammino si è unito un altro nostro socio di Schio, il signor Faone, uno splendido 81enne positivo e volitivo che, se pur cardiopatico, non ha avuto timore ad affrontare una camminata di 330 km. Insieme sono giunti a Santiago il giorno 16 giugno. Era passato esattamente un mese, e in quei trenta giorni altre emozioni si sono inserite nel loro cuore. Un cuore vero non è mai abbastanza pieno, trova sempre nuovi spazi dove custodire ciò che di bello la vita ci sa offrire. Complimenti ad entrambi, coraggiosi testimoni che sanno regalare buoni esempi di costanza scegliendo di combattere e affrontare le difficoltà senza mai arrendersi di fronte alle avversità.
Gisella

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